Bending Spoons cosa fa esattamente? Per rispondere a questa domanda ho provato a raccogliere quante più informazioni possibili su questa tech company ma
prima di spiegarti tutto quello che dovresti sapere su Bending Spoons voglio farti una domanda: secondo te quante delle app che apri ogni giorno sono in realtà controllate da un’unica azienda italiana con sede a Milano?
Forse la risposta potrà sorprenderti, ma sembra che siano più di quante immagini…
In questo articolo capiamo perché Bending Spoons fa così discutere.
- AOL
- Brightcove
- Eventbrite
- Evernote
- Komoot
- Meetup
- StreamYard
- WeTransfer
- Vimeo
Questi sono tutti brand oggi di proprietà di Bending Spoons.
Il 1° luglio si è quotata al Nasdaq a 29 dollari per azione, con una valutazione iniziale di 18,4 miliardi e un balzo di quasi il 40% nel primo giorno di contrattazioni, ne ho parlato anche in questo video sul mio Canale YouTube:
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C’è chi considera Bending Spoons il più grande unicorno italiano di sempre e chi invece un fondo speculativo che vive di debito, licenziamenti e aumenti di prezzo.
A proposito della quotazione di Bending Spoons Marcello Ascani è volato a New York con l’azienda ed ha pubblicato questo video molto interessante:
Bending Spoons: cos’è, da dove nasce?
Bending Spoons è una tech company italiana fondata nel 2013 da un gruppo di giovani provenienti dal mondo della consulenza e della tecnologia.
Ha sede a Milano e all’inizio era una semplice software house: sviluppava app di editing foto e video, strumenti di produttività e applicazioni mobile che crescevano bene su App Store e Google Play.
Il vero salto avviene però quando l’azienda smette di costruire solo prodotti propri e diventa un acquisitore seriale di business digitali.
Tra il 2022 e il 2025 spende circa 4-5 miliardi di dollari per comprare una costellazione di marchi storici del software americano ed europeo: da Evernote a Vimeo, da WeTransfer ad AOL, da Eventbrite a StreamYard.
Il CEO Luca Ferrari l’ha descritta come un incrocio tra un fondo di private equity e Google, molto interessante questa intervista di qualche anno fa fatta da Marcello Ascani:
Nelle prossime righe vediamo cosa significa in concreto.
Le app di Bending Spoons che (forse) usi ogni giorno
La forza di Bending Spoons non è un singolo prodotto, ma un portafoglio di brand con milioni di utenti abituali, qui sotto in tabella i principali marchi entrati nella sua orbita:
| Brand | A cosa serve |
|---|---|
| Evernote | App per prendere e organizzare note |
| WeTransfer | Invio di file di grandi dimensioni |
| Vimeo | Piattaforma di hosting e streaming video |
| Eventbrite | Gestione e vendita di biglietti per eventi |
| AOL | Storico portale e servizio email americano |
| StreamYard | Studio di live streaming per creator |
| Brightcove | Video hosting professionale per aziende |
| Meetup | Organizzazione di eventi e community locali |
| komoot | App per pianificare escursioni e percorsi outdoor |
| Remini | App di miglioramento foto con intelligenza artificiale |
Secondo i dati diffusi al momento della quotazione, l’insieme di questi servizi conta oltre 500 milioni di utenti attivi mensili e più di 9 milioni di clienti paganti.
Proprio questa base di utenti, e non tanto il codice, è il vero asset che Bending Spoons acquista.
Torneremo su questo punto più avanti.
Come funziona il modello “compra, sistema, tieni”
Il modello di Bending Spoons è molto diverso dal classico “costruisco un prodotto da zero e poi lo porto in IPO”.
Si può riassumere in tre fasi.
Fase 1: acquisizione
Bending Spoons individua aziende digitali che hanno utenti, brand e storia, ma soffrono di margini bassi, crescita ferma o strategie confuse.
Spesso sono società un tempo quotate che hanno perso gran parte del loro valore in borsa, e che possono quindi essere comprate a prezzi interessanti.
Fase 2: trasformazione
Ogni azienda comprata viene messa sulla stessa infrastruttura: una piattaforma comune fatta di dati, strumenti di intelligenza artificiale interni e processi condivisi.
Si rivedono da zero il pricing, i costi, i funnel di acquisizione dei clienti e le strategie di retention per trattenerli nel tempo.
Fase 3: ottimizzazione dei numeri
L’obiettivo finale è aumentare l’EBITDA e generare molta cassa.
Quella cassa, insieme a nuovo debito, viene usata per comprare altre aziende e ripetere il ciclo.
In gergo finanziario questo schema si chiama “roll-up”: si consolidano tanti business in un’unica macchina e li si tiene in portafoglio nel lungo periodo, come farebbe una holding digitale.
I numeri di Bending Spoons, senza tecnicismi
Nel 2025 Bending Spoons fattura circa 1,31 miliardi di dollari, contro i meno di 400 milioni del 2023: una crescita enorme in soli due anni.
A livello operativo genera un EBITDA molto alto, con margini intorno al 40-50%, sulla carta è una macchina che produce tanta cassa.
A questo proposito è interessante anche questo video di Riccardo Spada – The Bull dedicato proprio a Bending Spoons:
L’EBITDA, per chi non lo conoscesse, misura i profitti generati dalla sola gestione operativa, escludendo interessi, tasse, svalutazioni e ammortamenti.
Sulla riga dell’utile netto, però, la storia si fa più sfumata.
L’utile GAAP “puro” è di circa 161 milioni nel 2023, scende a 89 milioni nel 2024 e si avvicina allo zero nel 2025.
L’Adjusted net income, cioè il dato corretto per alcune voci straordinarie, racconta invece una parabola in crescita: da 96 a 229 e poi a 376 milioni, secondo i dati disponibili. Come mai questa differenza? La risposta sta nel debito.
Il ruolo del debito e della leva finanziaria
Bending Spoons ha finanziato le sue acquisizioni con un mix di capitale proprio e oltre 4 miliardi di debito.
Tra questi ci sono più di 500 milioni di euro di venture debt erogati da banche come Goldman Sachs, JPMorgan, BNP Paribas e Crédit Agricole.
In pratica, invece di diluirsi con continui round di equity come fanno molte startup, ha preferito mantenere la proprietà concentrata e usare il debito in modo aggressivo per crescere.
È un comportamento più da fondo di private equity che da big tech tradizionale: massimizza i ritorni per i soci se tutto va bene, ma rende il modello più fragile in caso di crisi o calo dei ricavi.
La leva, cioè il rapporto tra debito ed EBITDA, viaggia secondo le stime tra 2,5 e oltre 5 volte a seconda delle acquisizioni: alta, ma non ingestibile per un business con questi margini.
Il punto è che gli interessi iniziano a pesare, e tra il 2030 e il 2031 ci sono circa 2 miliardi di debito che dovranno essere rifinanziati.
L’IPO al Nasdaq e l’effetto sull’ecosistema italiano
Con la quotazione in borsa Bending Spoons raccoglie quasi 1,7 miliardi di dollari a 29 dollari per azione, con una valutazione di 18,4 miliardi.
Nel primo giorno di contrattazioni il titolo chiude a 40,50 dollari, quasi il 40% sopra il prezzo di collocamento, spingendo la capitalizzazione verso i 25-26 miliardi.
Un effetto meno visibile ma potenzialmente enorme riguarda le persone: con questa IPO in Italia sono nati molti nuovi multimilionari, diversi dei quali under 30, che avevano creduto nell’azienda quando era solo uno studio di app.
Nella storia delle startup, quando succede questo, i soldi raramente restano fermi: una parte di queste persone diventa angel investor, fonda nuove aziende e porta capitali internazionali su progetti nazionali.
È lo stesso meccanismo della cosiddetta “PayPal Mafia” in Silicon Valley, da cui sono nate aziende come Tesla, LinkedIn, YouTube e Palantir, o di Skype in Estonia, dove una singola exit ha acceso un intero ecosistema tech.
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Prezzi e prodotti: perché gli utenti protestano
Ogni volta che Bending Spoons entra in un’azienda, molti utenti percepiscono un peggioramento: limiti sui piani gratuiti, aumenti di prezzo e cambi di policy.
Il caso Evernote è emblematico. Dopo l’acquisizione il piano gratuito viene ridisegnato con limiti molto più stretti, ad esempio sul numero massimo di note e taccuini.
Dal punto di vista dell’utente il messaggio è “mi stai togliendo spazio gratuito”. Dal punto di vista dell’azienda, i numeri raccontano un’altra storia.
La conversione dai piani gratuiti a quelli a pagamento è raddoppiata, e circa il 41% delle conversioni arriva proprio da chi raggiunge i limiti del piano free e decide di abbonarsi.
A questo bisogna combinare il concetto di domanda anelastica: metà dei ricavi da abbonamenti arriva da clienti attivi da almeno 5 anni, e oltre un quarto da clienti attivi da almeno 10 anni, ne ha parlato anche Mr. Rip qui:
Le metriche di net revenue retention lo confermano: nonostante aumenti e limiti, la base storica resta. Si citano Evernote al 99%, AOL al 95% e StreamYard al 91%, secondo i dati disponibili.
In sostanza Bending Spoons non compra il codice o il team: compra il brand, l’abitudine e l’attenzione, la routine quotidiana di milioni di persone.
E in un mondo in cui l’intelligenza artificiale rende quasi gratuito costruire software, la vera difesa non è più il codice, ma la distribuzione.
Unicorno italiano o fondo speculativo? Le due fazioni
Attorno a Bending Spoons si sono formate due scuole di pensiero opposte. Le riassumo nella tabella qui sotto.
| Chi la difende | Chi la critica |
|---|---|
| Capacità rara di risanare business digitali in difficoltà | Licenziamenti di massa dopo alcune acquisizioni |
| Forte disciplina su dati, costi e pricing | Aumenti di prezzo e sensazione di “spremere” utenti e dipendenti |
| Orgoglio di una tech italiana che compra AOL, Vimeo, Eventbrite | Livello di debito elevato |
| Effetto positivo sull’ecosistema: nuovi capitali e attenzione internazionale | Modello dipendente da acquisizioni continue e dalla loro riuscita |
Alcuni investitori professionali lo dicono chiaramente: è un’azienda interessante ma “fuori dal loro cerchio di competenza”, e preferiscono software company più pure, con ritorni sul capitale più alti e meno leva.
È un punto di vista legittimo che spiega perché, nonostante una storia affascinante, molti restino titubanti nell’investire su Bending Spoons.
Anche Pietro Michelangeli ha parlato di questa quotazione in un video su YouTube:
Cosa possiamo imparare da questa storia
Al di là del tifo pro o contro, questa vicenda offre lezioni concrete a seconda di chi sei.
Se sei un semplice utente: impara a chiederti sempre chi c’è dietro le app che usi ogni giorno, perché chi controlla il prodotto decide prezzi, limiti e futuro.
Se sei un creator o un imprenditore digitale: è un caso di studio su quanto contano dati, retention, pricing e test continui, e su quanto sia rischioso costruire un business dipendente da un solo servizio. Differenziazione, diversificazione e backup diventano fondamentali.
Se sei un investitore: la domanda giusta non è “l’azienda è buona o cattiva?”, ma “quanto debito è sostenibile per 10-15 anni?” e “quante acquisizioni continue reggerà il modello?”.
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Domande frequenti su Bending Spoons
Che cos’è Bending Spoons?
È una tech company italiana con sede a Milano, fondata nel 2013, che acquisisce e rilancia app e servizi digitali storici come Evernote, WeTransfer, Vimeo e AOL.
Quali app possiede Bending Spoons?
Tra i marchi principali ci sono Evernote, WeTransfer, Vimeo, Eventbrite, AOL, StreamYard, Brightcove, Meetup, komoot e Remini.
A quanto si è quotata Bending Spoons al Nasdaq?
Si è quotata a 29 dollari per azione con una valutazione di circa 18,4 miliardi di dollari, raccogliendo quasi 1,7 miliardi e chiudendo il primo giorno con un rialzo di quasi il 40%.
Perché Bending Spoons fa discutere?
Perché il suo modello, basato su acquisizioni finanziate a debito, aumenti di prezzo e riduzione dei piani gratuiti, viene visto da alcuni come innovativo e da altri come troppo aggressivo verso utenti e dipendenti.
Che cos’è l’EBITDA
L’EBITDA misura i profitti della sola gestione operativa, senza interessi, tasse e ammortamenti


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