Web Usability: Guida Completa

Web Usability – Cosa è la web usability, l’usabilità dei siti internet. Partendo dalle basi e dal “cosa è un sito internet”, in questo articolo raccogliamo diversi spunti ed informazioni utili per chi vuole creare un sito web usabile ed ottimizzato.

Come si utilizzano i siti, come si comporta l’utente medio, appunti di usabilità sparsi.

Cosa è un sito internet?

Un sito internet non è solamente immagine, è prima di tutto “avere un servizio da dare”, presentarlo in modo che qualcuno lo voglia e realizzarlo in modo che chi lo vuole possa anche ottenerlo.

Web Usability Cosa è l’usabilità?

Con il termine web usability si indica l’usabilità di un sito internet o di una pagina web.

L’usabilità è un indicatore di qualità che ci dice quanto una determinata cosa è semplice da usare. Oggi gli utenti si aspettano molto da un sito web, e sono sempre meno disposti a sopportare design scadenti.

Il Web non è la TV. Gli utenti non vanno in Internet per staccare il cervello, ma usano il Web avendo già in testa obiettivi ben chiari.

L’usabilità porta due benefici: il primo è supportare i vostri obiettivi di business sul Web permettendo alla vostra azienda di guadagnare di più; il secondo beneficio è che l’usabilità arricchisce le persone di nuove capacità, rendendo più semplice e gradevole gestire la tecnologia che permea ogni aspetto della vita moderna.

Se il vostro sito non è nella top 10 dei più visitati dovreste solo esserne contenti, perché significa che chi vi visita avrà già appreso i rudimenti della navigazione nel Web a spese di qualche altro sito. Il metodo “Pensare ad alta voce” è quello che viene preferito per quasi tutti i test di usabilità. Sentire i “pensieri” di un utente ci aiuta infatti a capire perché fa quello che fa.

L’esperienza è un vantaggio più importante quando si affronta il Web nel suo complesso che non quando si conosce a priori il sito da usare.

Web Usability: Come vengono usati i siti?

In media, gli utenti, spendono un minuto e quarantanove secondi nella visita di un sito prima di abbandonarlo e provarne un altro. Per svolgere un compito i soggetti visitavano in media 3,2 siti (interessante il numero medio di visite ripetute a uno stesso sito nello svolgimento di un compito: 0,4; ossia gli utenti non tornano. Un sito ha solo il 12% di probabilità di essere visitato una seconda volta.

Dite agli utenti dove sono arrivati e come raggiungere da lì altre parti del sito; per farlo, assicuratevi che ogni pagina del sito contenga questi tre elementi:

  • Nome o logo aziendale nell’angolo in alto a sinistra nella pagina;
  • Link diretto alla homepage;
  • Box di ricerca (preferibilmente nell’angolo in alto a destra);

Fate in modo di fare orientare gli utenti rispetto al resto del sito e non partite dal presupposto che gli utenti abbiano raggiunto la loro posizione “profonda” partendo dalla homepage.

Spesso gli utenti vanno sulla homepage per farsi un’idea generale del sito, anche se sono arrivati su una pagina interna. Per cui è certamente una buona idea fare molta attenzione all’usabilità della homepage.

I link profondi migliorano l’usabilità perché è molto più probabile che vengano incontro alle esigenze degli utenti. I link generici, come quello verso la homepage, sono meno utili rispetto ai link che portano gli utenti a un articolo o a un prodotto specifico.

Via via che gli utenti acquisiscono competenza, diventano anche più sbrigativi nel valutare un sito. Più saranno gli anni trascorsi navigando online, più dimistichezza di acquisirà nel giudicare i siti web e meno sarà il tempo speso nella navigazione della homepage.

La maggior parte degli adulti, a seconda del livello di scolarizzazione, può leggere fra le 200 e le 300 parole al minuto. Gli utenti passeranno la maggior parte dei loro 25 o 35 secondi a decidere dove cliccare, non a leggere parola per parola che cos’è che vi distingue dalla concorrenza.

4 cose importanti che una homepage deve comunicare ai nuovi visitatori.

Le quattro cose più importanti che una home page dovrebbe comunicare ai nuovi visitatori nei trenta secondi che solitamente usano gli utenti per visitare il sito sono:

  1. Su che sito sono arrivati;
  2. Quali vantaggi o servizi possono aspettarsi dall’azienda;
  3. Qualcosa sull’azienda, i prodotti più recenti o i nuovi sviluppi;
  4. Le possibilità a loro disposizione ed il modo in cui raggiungere la sezione del sito relativa a ciascuna di esse.

Ad ogni visita successiva il tempo di permanenza sulla homepage diminuisce. Il fine di una homepage è di guidare gli utenti a qualche altra parte del sito, e più gli utenti familiarizzano con la pagina, meno la guardano.

Comportamenti nelle pagine interne di un sito

I soggetti neofiti che arrivavano da un link profondo direttamente a una pagina interna di un sito, ci restavano per una media di 60 secondi. Per i soggetti esperti la durata della visita a una pagina interna scendeva a 45 secondi.

I soggetti entrati direttamente su una pagina interna passavano fra il 70% e l’80% più tempo sulla pagina di arrivo rispetto a chi arrivava sulla homepage. Una parte del tempo viene dedicata all’esame del sistema di navigazione del sito e a decidere quale sarà la prossima mossa.

Consiglio utile:

Mettete i link importanti all’interno del contenuto, dove è maggiore la probabilità che vengano notati.

Ogni pagina dovrebbe dire subito e con assoluta chiarezza qual è lo scopo. Gli utenti non hanno il tempo di leggere tutto quanto vedono e giudicano una pagina nel giro di pochi secondi.

Gli studi sul movimento oculare confermano che gli utenti spendono la maggior parte del tempo guardando l’area dei contenuti e le aree di navigazione ricevono solo qualche occhiata.

Quando viene chiesto ad un utente di scegliere un sito per trovare una determinata informazione, nell’88% dei casi andava su un motore di ricerca, mentre solo il 12% dei casi andava direttamente su un sito che poteva aiutarlo a risolvere un determinato problema.

Gli utenti anziché cercare siti da esplorare cercano risposte specifiche. I motori di ricerca sono essenzialmente diventati “motori di risposta”.

La forza del Web sta nei siti specialistici che danno ai propri utenti informazioni molto selezionate e pertinenti per le quali hanno un forte interesse. Le persone cercano risposte, ed il Web nel suo insieme è diventato un’unica risorsa per gli utenti che usano i motori di ricerca per trovare pagine rispondendi alle loro esigenze, senza curarsi del sito da cui queste provengono.

Vi è la teoria del cosiddetto information foraging: tanto più è semplice reperire nuove risorse informative, tanto meno tempo gli utenti dedicano a ciascuna di esse. Gli utenti ritengono che tutto ciò che desiderano sapere sia disponibile online da qualche parte, basta chieder. Gli utenti oggi hanno un piccolo numero di siti preferiti che vedono come risorse.

I siti di commercio elettronico sono una eccezione, perché spesso un utente che segue un link all’interno del loro catalogo finisce per comprare. Concludere la prima vendita è uno dei fattori più importanti nel determinare vendite successive.

Web Usability: 4 modi per generare valore

Generare valore per l’azienda a partire dagli utenti che arrivano a una pagina interna del sito tramite un motore di ricerca:

  1. Offrire contenuti che interessino questo genere di utenti, cioè pagine molto specializzate con soluzioni concrete a problemi comuni;
  2. Arricchite le risposte con link di approfondimento a contenuti e servizi ad esse correlati;
  3. Andate oltre la semplice informazione, fornite analisi e consigli;
  4. Distribuite una newsletter per eMail, con altri consigli e informazioni utili. Così stabilirete una relazione con gli utenti, offrendo un’esperienza più individuale.

Ogni barriera fra il cliente ed il prodotto si traduce in vendite mancate. Continuare a contare i “visitatori unici” è diventato irrilevante. La maggioranza di essi arriva per dare una sbirciata ad una pagina e trovare una risposta, non per usare il sito.

In che modo gli utenti utilizzano i risultati di ricerca.

Solo nel 7% dei casi i soggetti hanno visualizzato una seconda pagina di risultati, ed il numero di chi ha visualizzato tre o più SERP per una singola ricerca era troppo basso per fornire una stima precisa, ed era comunque inferiore all’1%.

Solo il 47% dei soggetti ha fatto scorrere tutto il primo SERP, mentre il 53% ha guardato solo i risultati che si trovavano “sopra la piega”.

Nel principale motore di ricerca, Google, un utente riesce a vedere solo quattro o cinque risultati sopra la piega, avendo a disposizione uno schermo tipico da 1024×768 pixel come quelli usati negli studi di Nielsen.

Il primo risultato viene scelto oltre il 50% delle volte.

Le inserzioni sui motori sono il modo migliore per promuovere un sito perché la scelta delle parole chiave attira gli utenti che stanno cercando esattamente ciò che noi offriamo.

Per approfondire leggi Guida SEO.

Keyword Advertising: Come decidere l’offerta?

Un’azienda dovrebbe aumentare la propria offerta relativamente alle keyword che la riguardano fintanto che, in media, un nuovo visitatore generi più valore di quanto l’azienda paga per un clic.

Gli utenti che cliccano sulle inserzioni nelle posizioni successive alla prima sono di solito un po’ più interessati per una azienda (per approfondire leggi Google Ads : Guida alla Pubblicità su Google).

Migliorare l’usabilità e raddoppiare il tasso di conversione fa raddoppiare l’offerta che una azienda può permettersi di fare al motore di ricerca.

Nel lungo termine i prezzi delle parole chiave cresceranno all’incirca quanto i tassi di conversione visitatore/cliente dei siti web.

3 Motivi per Migliorare l’Usabilità di un sito internet!

Perché un sito internet dovrebbe preoccuparsi dell’usabilità?

  1. Se non migliorate con il tempo non potrete permettervi il costo del keyword advertising;
  2. Se migliorate ci sarà un intervallo di tempo nel quale sarete meglio dei vostri concorrenti ma potrete continuare a vincere le aste di keyword advertising senza aumentare le vostre offerte. In questo lasso di tempo raccoglierete i frutti del vostro lavoro;
  3. I profitti generati dagli utenti che non arrivano attraverso i motori di ricerca sono comunque i vostri.

Sullo scorrimento dei contenuti di un sito internet. Gli utenti sono così occupati, e sul Web c’è talmente tanta informazione, che non vale la pena di perder tempo sul resto di una pagina, se quello che si vede all’inizio non convince subito del valore di questa pagina. Gli utenti esperti fanno scorrere più dei neofiti.

Troppi siti internet pensano di giocare da soli, mentre il loro sforzarsi di reinventare quelle che ormai sono norme condivise li rende troppo difficili da usare.

Cosa è lo standard e cosa invece una convenzione?

Si parla di standard quando l’80% o più dei siti usa un particolare approccio di design: gli utenti si aspettano che gli elementi standard di una pagina funzionino in un dato modo.

Si parla di convenzione quando gli elementi di interfaccia per i quali non esistono convenzioni di design, ed anche le soluzioni più diffuse vengono utilizzate da meno della metà dei siti internet.

Bisogna eliminare ciò che crea confusione ed adottare il più possibile delle convenzioni di design. Gli utenti quasi sempre:

  1. Vanno su un motore di ricerca e scrivono due o tre parole;
  2. Guardano solo i primi risultati del SERP;
  3. Visitano alcuni di quei siti ma li lasciano entro due minuti se non sembrano utili;
  4. Visualizzano una pagina per meno di mezzo minuto.

Sette motivi per adottare design standard.

Gli standard fanno sì che gli utenti sappiano:

  1. Che funzionalità aspettarsi;
  2. Come queste funzionalità verranno presentate graficamente;
  3. Dove trovare queste funzionalità nel sito quanto nella pagina;
  4. Come usare una funzionalità per raggiungere un obiettivo;

Ed allo stesso tempo che:

  1. Non debbano scervellarsi sul significato di elementi sconosciuti dell’interfaccia;
  2. Evitino trascurare caratteristiche importanti del sito;
  3. Non abbiano cattive sorprese quando qualcosa non funziona come si aspettano che faccia.

Linee guida standard per gli eCommerce ed i siti internet in generale:

  • Indicare la presenza di un prodotto a magazzino;
  • Fornire un link diretto per controllare i costi di spedizione e consegna;
  • Consentire la conclusione della vendita senza obbligare gli utenti a registrarsi;
  • Assicuratevi che i link e le descrizioni delle categorie descrivano in modo esplicito ciò che gli utenti troveranno a destinazione;
  • Non usare parole inventate o slogan come opzioni di navigazione;
  • Ricordate agli utenti, mentre navigano nel sito, dove si trovano e come muoversi all’interno del sito;
  • Evitare schermate introduttive (splash screen) e contenuti fumosi;
  • Adeguatevi alle visite brevi, non ostacolatele;
  • Incoraggiate i visitatori a tornare, utilizzate strumenti come le newsletter;
  • Migliorate la visibilità nei motori e la propensione degli utenti a farvi visite frequenti rispondendo ai loro bisogni immediati;
  • Gli utenti non vogliono leggere, detestano le pagine lunghe e fitte e preferiscono contenuti ben articolati su cui far correre lo sguardo.

Otto problemi di usabilità gravi.

  1. Bisogna aiutare gli utenti a capire dove sono stati, dove si trovano e dove possono andare: sul web i link sono un fattore chiave per il processo di navigazione.
  2. Il cambio di colore dei link percorsi è entrato a far parte integrante della navigazione web nel 1993. Al momento il 74% dei siti internet adotta questa convenzione, e gli utenti hanno imparato ad aspettarsi di vederla valere. Se un sito vìola questa convenzione i problemi di usabilità possono essere gravi. I link che non cambiano colore creano confusione perché gli utenti non capiscono dove si trovano né le diverse scelte a disposizione.
  3. Sul Web gli utenti dovrebbero sicuri di poter fare, disfare e cambiare. Sin dai primi anni Ottanta, rendere disponibile la funzione “Undo” (indietro/annulla) nella misura più ampia possibile è stato un caposaldo del design interattivo su tutte le piattaforme.
  4. Nella navigazione ipertestuale il ritorno indietro ha lo stesso ruolo dell’”undo”. Ci si può muovere a piacimento nello spazio informativo senza perdersi, perché in ogni momento si può tornare sui propri passi.
  5. Nei browser web il ritorno indietro compete al pulsante “Indietro”, e questo pulsante di norma è la seconda funzionalità più usata nella navigazione web (la prima sono i link). I vantaggi del pulsante indietro sono:
    1. La sua disponibilità: è sempre nello stesso posto e funziona sempre allo stesso modo, tornando indietro un passo alla volta;
    2. E’ più facile riconoscere qualcosa che ricordarla o costruire la sua descrizione: gli utenti facendo indietro in una sola occhiata riescono a farsi una idea della pagina;
    3. Il pulsante indietro è grosso e quindi più rapido da centrare dei link di navigazione.

La legge di Fitts sul tempo di puntamento e clic

La velocità con cui si riesce a cliccare un oggetto sullo schermo è determinata dalla legge di Fitts, secondo la quale il tempo necessario per raggiungere un bersaglio con un dispositivo di puntamento è proporzionale al logaritmo della distanza da coprire diviso la dimensione del bersaglio.

Più lontano sarà l’oggetto, più tempo sarà necessario per arrivare a cliccarlo, quindi. La legge di Fitts dice anche che più grande è il bersaglio, meno tempo occorre per cliccarlo. Questo perché se l’oggetto è grande non è necessario essere troppo precisi, e la precisione perde tempo. Proprio la facilità di centrare bersagli di notevoli dimensioni è alla base della nostra raccomandazione di usare i logo aziendali come puntatori alla homepage.

Aprire finestre che gli utenti non hanno richiesto è un errore di per sé.

Aprire nuove finestre del browser

Cliccando un link o un pulsante gli utenti si aspettano che una nuova pagina prenda il posto di quella attuale. Per annullare questa azione cliccano il pulsante “Indietro”, come appena visto. Violare queste aspettative va contro la loro esperienza e la loro libera navigazione del ciberspazio.

Cercare di trattenere o vincolare gli utenti è una causa persa. Se vogliono andarsene lo faranno. E se seguono un link a un altro sito e vogliono tornare lo faranno invariabilmente usando il pulsante “Indietro”, perché è il modo più diffuso di ritornare su una pagina appena visitata. Se gli utenti vogliono finestre in più sanno benissimo aprirsele da sé.

Gli utenti esperti possono magari accorgersi di dover chiudere la nuova finestra per tornare alla schermata originale, ma la maggior parte degli utenti non sa davvero come gestire finestre multiple, ed è abituato a considerare solo la finestra in cima: e se questa non li porta indietro sono in trappola.

Se tutte le finestre sono a pieno schermo se ne vede soltanto una. Le finestre massimizzate inducono l’utente a considerare erroneamente il computer come un terminale: un ambiente a tutto schermo anziché con molte aree simultaneamente attive.

Aprire nuove finestre del browser ha i seguenti effetti collaterali dannosi:

  • Vìola le aspettative dell’utente;
  • Inquina lo spazio-schermo dell’utente con oggetti non richiesti (causando a volte errori o crash);
  • Riduce la capacità dell’utente di tornare sui propri passi;
  • Copre la finestra dove l’utente sta al momento lavorando;
  • Può portare l’utente a creere che i link non siano attivi, perché sembrano non sortire alcun effetto;

Linee guida per linkare contenuti non-web:

  • Aprire documenti non-web in una nuova finestra del browser;
  • Avvisare in anticipo gli utenti della comparsa di una nuova finestra;
  • Togliere la “cromatura” (come per esempio il pulsante “Indietro”) alla nuova finestra;
  • La cosa migliore è comunque impedire che sia il browser a visualizzare il documento.
    All’utente dovrebbe essere data la possibilità di salvare il file su disco per poi aprirlo con l’opportuna applicazione.

Ultimo aggiornamento 2022-10-05 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

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