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Web Usability: cos’è e come migliorare l’usabilità di un sito?

Valerio Novelli
Aggiornato 20 Luglio 2026 14 min di lettura 0 commenti
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La web usability è uno degli aspetti più importanti per il successo di un sito web e al tempo stesso uno degli aspetti più sottovalutati. Puoi avere contenuti di qualità, un ottimo posizionamento su Google ed un design accattivante, ma se gli utenti fanno fatica a trovare ciò che cercano o a completare un’azione il rischio è quello di perdere visite, conversioni e potenziali clienti.

Una buona usabilità non riguarda solo l’estetica di un sito ma il modo in cui le persone interagiscono con il sito web:

  • Navigazione intuitiva
  • Tempi di caricamento rapidi
  • Pulsanti ben visibili
  • Contenuti facili da leggere

Questi sono solo alcuni degli elementi che contribuiscono a migliorare l’esperienza dell’utente.

In quest’articolo scoprirai cos’è la web usability, perché è fondamentale per qualsiasi progetto online e quali sono le migliori pratiche per creare un sito semplice da usare, efficace ed in grado di trasformare i visitatori in utenti soddisfatti, clienti o in guadagni per te, come ho anche raccontato in questo libro qualche anno fa:

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Da un’email ricevuta a settembre 2015 è nata l’idea di creare da zero un blog, comprare un dominio e creare un sito con il quale guadagnare attraverso l’affiliate marketing. Scoprirai in questo libro quali sono le strategie, i metodi e gli strumenti che ho usato per creare un blog e monetizzarlo al meglio

A proposito di blog, sul mio canale YouTube ho anche creato una playlist con un corso gratuito che ho pubblicato qualche anno fa dove spiego come creare un blog in meno di due ore:

Cosa è un sito internet?

Prima di parlare di usabilità conviene partire da una domanda semplice: cosa è, davvero, un sito internet?

Un sito non è solamente immagine o estetica.

È prima di tutto un servizio da offrire: qualcosa di utile che presentiamo in modo che qualcuno lo desideri, e che realizziamo in modo che chi lo vuole possa effettivamente ottenerlo.

Su questa definizione si regge tutto il resto.

Sul web l’utente decide nel giro di pochi secondi se restare o andarsene, e giudica un sito per quanto gli è facile ottenere ciò che cerca.

L’usabilità è esattamente ciò che trasforma una visita in valore: se il servizio c’è ma è difficile da usare, per l’utente è come se non esistesse.

Cos’è la web usability?

Con il termine web usability si indica l’usabilità di un sito internet o di una singola pagina web.

Un esempio pratico? La nuova pagina che ho creato per il mio sito personale, https://www.valerionovelli.it

L’usabilità è un indicatore di qualità: ci dice quanto una determinata cosa è semplice da usare.

Oggi gli utenti si aspettano molto da un sito e sono sempre meno disposti a sopportare design scadenti.

Il web non è la TV: gli utenti non vanno online per staccare il cervello, ma navigano avendo già in testa obiettivi ben chiari.

Curare l’usabilità porta due benefici concreti.

Il primo è di business: un sito facile da usare supporta i vostri obiettivi e permette all’azienda di guadagnare di più.

Il secondo è più ampio: rende più semplice e gradevole gestire la tecnologia che ormai permea ogni aspetto della vita quotidiana.

Il modo migliore per capire dove un sito fa attrito è osservare le persone mentre lo usano.

Il metodo del “pensare ad alta voce” è quello preferito in quasi tutti i test di usabilità: sentire i pensieri di un utente mentre naviga ci aiuta a capire perché fa quello che fa, molto più di qualsiasi statistica astratta.

Come vengono usati i siti web?

I dati sul comportamento reale degli utenti raccontano una verità scomoda: la nostra pagina ha pochissimo tempo per convincere.

In media un utente resta su un sito poco più di un minuto e mezzo prima di abbandonarlo e “provarne” un altro.

Per portare a termine un compito, in media, visita circa 3 siti diversi, e la probabilità che torni una seconda volta sullo stesso sito è molto bassa: circa il 12%.

La conseguenza pratica è chiara: dobbiamo dire subito agli utenti dove sono arrivati e come raggiungere le altre parti del sito.

Per farlo, assicuratevi che ogni pagina — non solo la homepage — contenga almeno questi tre elementi di orientamento:

  • Nome o logo aziendale nell’angolo in alto a sinistra della pagina
  • Link diretto alla homepage
  • Box di ricerca, preferibilmente nell’angolo in alto a destra

Non date per scontato che l’utente sia arrivato alla pagina interna partendo dalla homepage: molto spesso ci arriva direttamente da un motore di ricerca.

Anzi, i link profondi (leggi l’articolo sull’internal linking per approfondire) — quelli che portano a un articolo o a un prodotto specifico — migliorano l’usabilità proprio perché rispondono a un’esigenza precisa, molto più di un generico link alla homepage.

Detto questo, spesso l’utente visita comunque la homepage per farsi un’idea generale del sito: vale la pena curarne l’usabilità con particolare attenzione.

Un ultimo dato utile per calibrare i testi: un adulto legge in media tra le 200 e le 300 parole al minuto, ma sul web dedica solo pochi secondi a valutare una pagina.

Più cresce l’esperienza di navigazione, più l’utente diventa sbrigativo nel giudicare un sito.

Le 4 cose che una homepage deve comunicare

Nei primi trenta secondi che l’utente dedica a un nuovo sito, la homepage dovrebbe comunicare con assoluta chiarezza quattro cose:

  1. Su che sito è arrivato
  2. Quali vantaggi o servizi può aspettarsi dall’azienda
  3. Qualcosa sull’azienda, i prodotti più recenti o i nuovi sviluppi
  4. Le possibilità a sua disposizione e il modo in cui raggiungere la sezione del sito dedicata a ciascuna di esse

Il fine di una homepage è guidare l’utente altrove nel sito: più questi familiarizza con la pagina, meno la guarda.

È normale, quindi, che il tempo di permanenza sulla homepage diminuisca a ogni visita successiva.

Il comportamento nelle pagine interne

Chi arriva direttamente su una pagina interna tramite un link profondo si comporta in modo diverso.

Un utente alle prime armi resta in media 60 secondi, un utente esperto circa 45.

In entrambi i casi si passa molto più tempo su una pagina di arrivo interna (dal 70% all’80% in più) rispetto a quando si entra dalla homepage: una parte di quel tempo serve a esaminare il sistema di navigazione e a capire dove ci si trova.

Per questo ogni pagina deve dire subito, e con chiarezza, qual è il suo scopo.

Gli studi sul movimento oculare confermano che gli utenti spendono la maggior parte del tempo sull’area dei contenuti, mentre le aree di navigazione ricevono solo qualche occhiata: gli elementi importanti vanno quindi collocati dove è più probabile che vengano notati.

C’è poi un dato che ha cambiato il modo di progettare i siti: nell’88% dei casi, per trovare un’informazione, l’utente parte da un motore di ricerca; solo nel 12% dei casi va direttamente su un sito.

Le persone non cercano siti da esplorare, cercano risposte specifiche: i motori sono diventati, di fatto, “motori di risposta”.

Vale qui la teoria dell’information foraging: più è facile reperire nuove fonti, meno tempo l’utente dedica a ciascuna.

La forza del web sta nei siti specialistici, che offrono informazioni selezionate e pertinenti su cui l’utente ha un forte interesse.

I siti di e-commerce sono un’eccezione: spesso chi segue un link all’interno del catalogo finisce per comprare, e concludere la prima vendita è uno dei fattori più importanti per determinare le vendite successive.

4 modi per generare valore da chi arriva dai motori di ricerca

Se un utente atterra su una pagina interna arrivando da un motore di ricerca, ecco quattro modi per trasformare quella visita in valore per l’azienda:

  1. Offrire contenuti che interessino davvero questo tipo di utente: pagine molto specializzate con soluzioni concrete a problemi comuni
  2. Arricchire le risposte con link di approfondimento a contenuti e servizi correlati
  3. Andare oltre la semplice informazione, fornendo analisi e consigli
  4. Distribuire una newsletter via e-mail con altri consigli utili, così da stabilire una relazione più personale con l’utente

Vale la pena capire anche come gli utenti usano i risultati di ricerca.

Solo nel 7% dei casi visualizzano una seconda pagina di risultati; il 47% scorre l’intera prima pagina, mentre il 53% si ferma a ciò che vede “sopra la piega”.

Il primo risultato viene scelto oltre il 50% delle volte.

Le inserzioni sui motori restano uno dei modi migliori per promuovere un sito, perché la scelta delle parole chiave intercetta gli utenti che stanno cercando esattamente ciò che offriamo.

Per approfondire leggi la Guida SEO.

Keyword advertising: come decidere l’offerta?

La logica economica del keyword advertising è più semplice di quanto sembri.

Conviene continuare a fare offerte sulle parole chiave che ci riguardano finché, in media, un nuovo visitatore genera più valore di quanto l’azienda paga per un clic.

Gli utenti che cliccano sulle inserzioni nelle posizioni successive alla prima sono spesso un po’ più interessati e qualificati (per approfondire leggi Google Ads: Guida alla Pubblicità su Google).

Qui l’usabilità torna protagonista: migliorarla e raddoppiare il tasso di conversione fa raddoppiare l’offerta che possiamo permetterci di fare al motore di ricerca.

Nel lungo termine i prezzi delle parole chiave crescono più o meno quanto i tassi di conversione visitatore/cliente dei siti: chi ha un sito più usabile può quindi permettersi offerte più alte e vincere le aste senza rimetterci.

Tre motivi per migliorare l’usabilità del tuo sito

Perché un sito dovrebbe preoccuparsi concretamente dell’usabilità?

Ci sono almeno tre buoni motivi:

  1. Se non migliori nel tempo, non potrai più permetterti il costo del keyword advertising, che tende a crescere
  2. Se migliori, ci sarà un intervallo in cui sarai più efficace dei concorrenti e potrai continuare a vincere le aste senza aumentare le offerte: in quel periodo raccogli i frutti del lavoro fatto
  3. I profitti generati dagli utenti che non arrivano dai motori di ricerca restano comunque tuoi: un sito usabile li fidelizza e li converte meglio

Un promemoria sullo scorrimento dei contenuti: gli utenti sono di fretta e sul web c’è troppa informazione perché valga la pena perdere tempo.

Se ciò che si vede all’inizio della pagina non convince subito del suo valore, difficilmente si continuerà a leggere il resto.

Standard e convenzioni nel web design

Progettare “originale” a tutti i costi è quasi sempre un errore.

Conviene invece appoggiarsi a ciò che gli utenti già conoscono.

Si parla di standard quando l’80% o più dei siti adotta un certo approccio di design: gli utenti si aspettano che quegli elementi funzionino in un dato modo.

Si parla invece di convenzione quando la soluzione più diffusa è usata da meno della metà dei siti.

La regola pratica è eliminare ciò che crea confusione e adottare il più possibile convenzioni consolidate, perché gli utenti quasi sempre:

  • Vanno su un motore di ricerca e scrivono due o tre parole
  • Guardano solo i primi risultati della pagina
  • Visitano alcuni siti ma li abbandonano entro due minuti se non sembrano utili
  • Restano su una singola pagina per meno di mezzo minuto

Sette buoni motivi per adottare un design standard

Gli standard fanno sì che l’utente sappia in anticipo cosa aspettarsi e non debba imparare da capo la nostra interfaccia.

In pratica gli standard garantiscono che gli utenti:

  • Sappiano quali funzionalità aspettarsi
  • Capiscano come queste funzionalità andranno usate per raggiungere un obiettivo
  • Non debbano scervellarsi sul significato di elementi sconosciuti dell’interfaccia
  • Non trascurino caratteristiche importanti del sito
  • Non abbiano cattive sorprese quando qualcosa non funziona come si aspettano
  • Si muovano più velocemente, perché ritrovano schemi già noti
  • Concentrino l’attenzione sui contenuti e non sul funzionamento dell’interfaccia

Linee guida di usabilità per e-commerce e siti in generale

Alcune regole pratiche, particolarmente utili per gli e-commerce ma valide per qualsiasi sito:

  • Indicare chiaramente la presenza di un prodotto a magazzino;
  • Fornire un link diretto per controllare costi di spedizione e tempi di consegna;
  • Consentire di concludere l’acquisto senza obbligare l’utente a registrarsi;
  • Assicurarsi che link e descrizioni delle categorie dicano in modo esplicito cosa l’utente troverà a destinazione;
  • Non usare parole inventate o slogan come voci di navigazione;
  • Ricordare all’utente, mentre naviga, dove si trova e come muoversi nel sito;
  • Evitare schermate introduttive (splash screen) e contenuti fumosi;
  • Adeguarsi alle visite brevi invece di ostacolarle: gli utenti detestano le pagine lunghe e fitte e preferiscono contenuti ben articolati, su cui far scorrere lo sguardo.

Gli errori di usabilità più gravi (e come evitarli)

Alcuni problemi ricorrenti pesano più di altri sull’esperienza. Il primo riguarda i link e l’orientamento: bisogna aiutare l’utente a capire dove è stato, dove si trova e dove può andare. Sul web i link sono il fattore chiave della navigazione, e la loro chiarezza fa la differenza.

Un dettaglio spesso sottovalutato è il cambio di colore dei link già visitati. È una convenzione entrata a far parte della navigazione web fin dai primi anni Novanta e adottata dalla grande maggioranza dei siti: gli utenti si aspettano di vederla. Un sito che la viola crea confusione, perché le persone non capiscono più dove sono state né quali strade hanno ancora a disposizione.

Poi c’è il tema del “tornare indietro”. Gli utenti devono sempre potersi sentire liberi di fare, disfare e cambiare: sin dai primi software questa possibilità è un caposaldo del design interattivo. Nella navigazione ipertestuale il ritorno indietro ha lo stesso ruolo dell’undo: ci si può muovere nello spazio informativo senza paura di perdersi, perché in ogni momento si può tornare sui propri passi. Nei browser questo compito spetta al pulsante “Indietro”, di norma la seconda funzionalità più usata dopo i link. I suoi vantaggi:

  • È sempre disponibile, nello stesso posto e con lo stesso comportamento, un passo alla volta;
  • Sfrutta il riconoscimento: è più facile riconoscere una pagina già vista che ricordarla, e con una sola occhiata l’utente si rifà un’idea di dove tornare;
  • È un bersaglio grande e quindi rapido da centrare, più dei piccoli link di navigazione.

La legge di Fitts: perché la dimensione conta

La legge di Fitts stabilisce che il tempo necessario per raggiungere un bersaglio con un dispositivo di puntamento è proporzionale al logaritmo della distanza da coprire diviso la dimensione del bersaglio. In parole semplici: più un elemento è lontano, più tempo serve per cliccarlo; ma più è grande, meno tempo occorre, perché non è necessario essere precisi (e la precisione costa tempo). È proprio la facilità di centrare bersagli ampi che rende sensato, per esempio, usare il logo aziendale come pulsante verso la homepage.

Aprire nuove finestre: perché è quasi sempre un errore

Aprire finestre che l’utente non ha richiesto è un errore in sé. Cliccando un link o un pulsante, l’utente si aspetta che la nuova pagina prenda il posto di quella attuale e conta di poter annullare l’azione con il pulsante “Indietro”. Una finestra nuova rompe questa aspettativa: gli utenti esperti se ne accorgono e la chiudono, ma la maggior parte non sa gestire finestre multiple e considera solo quella in primo piano — e se questa non riporta indietro, si sente in trappola.

Aprire nuove finestre, in sintesi, ha diversi effetti collaterali dannosi:

  • Impedisce all’utente di tornare sui propri passi con il pulsante “Indietro”;
  • Copre la finestra su cui l’utente sta lavorando;
  • Può far credere che i link non siano attivi, perché in apparenza non producono alcun effetto visibile.

Come linkare correttamente i contenuti non-web

Per file come PDF, documenti o fogli di calcolo, che il browser non gestisce come una normale pagina, valgono alcune accortezze:

  • Aprire i documenti non-web in una nuova finestra o scheda del browser;
  • Avvisare in anticipo l’utente che si aprirà una nuova finestra;
  • Rimuovere la “cromatura” del browser (ad esempio il pulsante “Indietro”) dalla nuova finestra, per evitare confusione;
  • Meglio ancora, evitare che sia il browser a visualizzare il documento: dare all’utente la possibilità di salvare il file su disco e aprirlo poi con l’applicazione più adatta.

In sintesi

La web usability non è un dettaglio estetico ma la leva che trasforma una visita in valore. Gli utenti arrivano con obiettivi chiari, dedicano pochi secondi a ogni pagina e si aspettano di ritrovare schemi già noti: il compito di chi progetta è togliere attrito, non aggiungerne. Partite dalle convenzioni consolidate, rendete ogni pagina orientata e leggibile a colpo d’occhio, curate link e pulsante “Indietro”, e ricordate che un sito più usabile converte di più — e vi permette persino di competere meglio sul keyword advertising. Sono principi semplici, ma applicati con costanza fanno la differenza tra un sito che le persone abbandonano e uno che le persone usano.

Ultimo aggiornamento 2026-08-15 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

Valerio Novelli

Dal 2008 mi occupo di Web & Affiliate Marketing condividendo informazioni ed esperienze sul mondo dell'imprenditoria digitale e del lavoro online.

Autore in Self Publishing su Amazon di quattro libri fra cui "Da 0 a 30.000 € Con un Blog in 10 Mesi" e "Airbnbusiness".

Offline ho degli appartamenti in affitto su Airbnb.

Condivido la mia esperienza e le mie considerazioni su come lavorare e guadagnare online ed offline, sulla finanza personale e la gestione del denaro.

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